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domenica 25 maggio 2025

Lettera aperta a tutti coloro che sono stati traditi

 

Le parole, il pensiero, le emozioni che leggerete ora sono di Giorgio Masocco, ma sono in molta parte, il filo conduttore che ha convinto tutti noi a creare e credere in "Patto per il Nord" come Sezione Cittadina di Cantù, come Sezione Provinciale di Como invitiamo ad aderire al nostro progetto tutti gli amici di Como, Cantù, Erba, Mariano, Cabiate (e provincia tutta) che credono nell' Autonomia, nella Democrazia, nel Federalismo, nell'idea iniziale che fu di Umberto Bossi, Contattateci e costruiamo insieme il Nuovo Nord!!!!!

   

DESTRA, IRREDENTISMO, SECESSIONE, INDIPENDENTISMO


Lettera aperta a tutti coloro che sono stati traditi.

IRREDENTISMO : ‘Esaltazione e difesa dei valori nazionali (regionali, locali), di fronte a una dominazione o a una presenza straniera, fino alla secessione e ribellione’.

Cari amici e ‘leghisti’, per chi mi vorrà seguire su questa strada di analisi logica.

Chi, ahimè e purtroppo, si innamorò della lega, (più a Bossi, novello spacca sassi o Robin Hood del Nord), è inutile negarlo, arrivava da una cultura che indicherei più a destra che a sinistra, pragmatica, tedesca, pane al pane, vino al vino, bianco o nero, e con una cultura del lavoro e dell’operare, insita, solo e solamente nei popoli ‘freddi’ e calvinisti, come possono esserci solo a nord delle Alpi, e del Po.

Cultura alla quale, si sono legati i meridionali che non sopportavano, ‘supportavano’, il subire una cultura del signoraggio, ricattatore e minacciatore, cui erano costretti, anche per la mancanza di lavoro reale, nelle ‘lande’ desolate, e prive di fabbriche in cui erano cresciuti.

Per cui, cari ex leghisti, ex destristi (e tristi), e orfani di tutte le religioni, etnie e partiti, con questa lettera aperta, Vi invito vivamente a rivedere le vostre posizioni, in merito a quanto nel titolo, e capire :CHE BOSSI, (o chi per esso), NON TORNA PIU’ e tornare a credere in una destra, che non è Fratelli d’Itaglia, (sinistra atlantista con simboli di destra), che certamente sarebbe l’amalgama anche dei leghisti che furono, e furono di destra, per tornare ad essere corpo e protesta, in un Itaglia, che tale non è, anzi è matrigna, con un Nord, laborioso e rispettoso delle Leggi.

Per cui, essendo la Destra, ‘esaltazione dei valori nazionali…….’ E per nazionali, essendo l’Itaglia, un coacervo di varie nazioni, Sicilia, Sardegna, Friuli, Val d’Aosta, Trentino, e Alto Adige, guarda caso, tutte Nazioni/Regioni, con grande autonomia di spesa, individuiamo una destra seria, che certamente porterà avanti i valori di cui la Lega non è più portatrice.

L'ultimo treno verso la libertà e il benessere è partito sul binario di "Patto per il Nord", non perdetelo o rischiate di non viaggiare mai più

Giorgio Masocco, (domo, mai)

sabato 24 maggio 2025

Il settore tessile, cause ed interventi

 

L'industria della seta a Como, un tempo leader mondiale nella produzione e nell'esportazione di tessuti di seta, sta vivendo un periodo di difficoltà, con la produzione e la vendita che sono in calo. 

Saltiamo i cenni storici, che potete trovare su Internet, che ci spiegano che il tessile, come il mobile, il turismo e il merletto, per fare degli esempi, è storia, tradizione e cultura nel Comasco e quindi veniamo al presente.

I tempi moderni ci raccontano che l'industria della seta a Como, un tempo leader mondiale nella produzione e nell'esportazione di tessuti di seta, sta vivendo un periodo di difficoltà, con la produzione e la vendita che sono in calo. Mercato importante, quello del tessile comasco, stimato nelle ultime analisi a 2,1 miliardi, con un export vicino a 1,3 miliardi nei dati 2023, quota che si avvicina a 1,5 aggiungendo pelle e accessori (con il 22% dell’export rappresenta il settore più rilevante per il territorio) livello che non verrà certamente raggiunta quest’anno.

L'industria serica italiana, inclusa quella di Como, precedentemente ha dovuto affrontare la concorrenza di paesi come Francia e Inghilterra, che adottavano tecniche di tessitura meccanizzata e nuovi mercati, oltre le altre cause che poi elencheremo. La crisi del settore, culminata in licenziamenti e chiusure di aziende, ha portato a un'integrazione verticale delle fasi (filatura, torcitura, tessitura) con gli imprenditori che tendono a controllarle all'interno delle stesse aziende, in alcuni casi dislocate in zone diverse, in paesi dal basso costo.

Proviamo a cercare le cause della crisi e della difficoltà ad essere competitivi.

L'Italia importa la maggior parte dei bozzoli e del filo di seta dalla Cina, con una produzione interna limitata, rendendo il settore più vulnerabile alle fluttuazioni del mercato internazionale e l'alto costo della manodopera in Italia, rispetto ad altri paesi produttori di seta, rende l'industria meno competitiva a livello globale. Sicuramente anche la pandemia e i lockdown hanno bloccato la produzione e le vendite, causando una drastica riduzione dell'attività produttiva. La crisi economica precedente e successiva a questo ha portato a una diminuzione dei consumi, con una minore domanda di abbigliamento e tessuti. La moda è sempre più orientata verso prodotti più economici e meno orientati al Made in Italy, quindi le griffe e i grandi brand hanno spinto le aziende tessili a ridurre i costi, mettendo sotto pressione i margini di profitto e le aziende, errando clamorosamente, per affrontare la crisi, hanno scelto di spostare la produzione in paesi con costi di manodopera e di produzione inferiori. 

In sostanza, la crisi del tessile a Como è il risultato di una combinazione di fattori, tra cui la pandemia, la crisi economica, la concorrenza internazionale, la pressione sui margini di profitto, con conseguenti errate scelte aziendali e le modifiche nei gusti e nelle tendenze. 

"Patto per il Nord" ragiona su come affrontare queste difficoltà e su come supportare una filiera che è parte della tradizione locale oltre che fonte di ricchezza e di posti di lavoro.

Le logiche di un mondo moderno e sostenibile richiedono che l'industria tessile deva adottare tecnologie innovative e pratiche sostenibili per ridurre l'impatto ambientale e rispondere alle nuove esigenze dei consumatori. Si potrebbe anche pensare all'utilizzo di materiali sostenibili, come il cotone organico, il poliestere riciclato e il bambù, per ridurre significativamente l'impatto ambientale della produzione tessile. 

Ma la seta è seta e non è un cotone organico o roba del genere. Può sembrare una posizione integralista ma in realtà è la strenua difesa di un valore storico, di una tradizione, ma anche di una realtà acquisita nei secoli.

Da parte di ogni tipo di amministrazione, nazionale o locale che sia, è fondamentale fornire alle imprese tessili un sostegno finanziario attraverso incentivi fiscali e programmi di promozione internazionale per rilanciare le esportazioni e aprire nuovi mercati.

La soluzione alla crisi del tessile a Como richiede anche e soprattutto una stretta collaborazione tra il settore pubblico e le imprese private, che devono lavorare insieme per definire strategie di sviluppo e per attuare interventi mirati.

E' chiaro poi che stiamo parlando di attività economiche e il bilancio tra i costi e i ricavi diventa essenziale e dove l'imprenditore deve essere geniale l'amministrazione deve essere saggia e magnanima.

Noi di "Patto per il Nord" partiamo sempre dal presupposto di creare delle Regioni Autonome e Federate, sagge e coscienziose che evitando gli sprechi attuali sappiano mettere "del fieno in cascina". Fieno che porti ad attuare azioni che oggi non possiamo neppure sognare.

Questa libertà economica ci potrebbe permettere di inventare un mercato di nicchia, magari detassato, decongestionato, creando una sorta di zona franca della seta.

Dobbiamo considerare che le aziende di cui stiamo parlando impiegano migliaia di persone, quindi devono essere messe in atto delle alternative, tanto realistiche quanto coraggiose, che consentano di riattivare l'intera filiera produttiva, la quale ha costi esorbitanti che impediscono economicamente l'avvio o il riavvio di questa attività. Pensate, tanto per capirci, alla formazione del personale, agli impianti di gelsi, alle strutture dove allevare i bachi, alla manodopera, alle caldaie per ricavare il filo.

E' necessario per combattere la crisi del tessile a Como un approccio multifattoriale che coinvolga l'innovazione, la sostenibilità, ma soprattutto il sostegno alle imprese che dimostreranno impegno concreto. In sintesi occorre un approccio olistico che, si, tenga conto delle esigenze del settore, dei consumatori e dell'ambiente, che coinvolga tutti gli attori in gioco, ma, che soprattutto tuteli una tradizione che per centinaia di famiglie è fonte di reddito oltre che il vanto di un arte che non deve soccombere al globalismo.

Per Patto per il Nord Como

Giorgio Bargna


mercoledì 14 maggio 2025

La dovuta risposta su la "Tassa sulla salute" e l'attacco ai Frontalieri





Carissimi Orsenigo, Astuti e Alfieri


leggiamo con meraviglia e sorpresa i vostri vari interventi in merito alla tassa sulla salute.


Apprendiamo quindi con piacere che ora il PD si erge a difesa dei frontalieri.


Vi ricordiamo però che questa situazione è figlia anche di un generale attacco al lavoro frontaliero che è iniziata con l’accordo sulla nuova tassazione voluta dall’allora governo Renzi (se non sbaglio era il Segretario del vostro partito???)


Ci domandiamo: dove eravate voi e i vostri colleghi del PD che ora vogliono fare i sindacalisti dei frontalieri e dei territori di confine quando si è voluto distruggere un equilibrio che generava positività sia per i lavoratori che per i Comuni?


I frontalieri sono stati da sempre una fonte di grande ricchezza per i territori di confine perché, grazie e redditi mediamente più elevati rispetto a quelli italiani, hanno permesso uno sviluppo economico del territorio con benefici per tutti i soggetti economici esistenti: la nuova tassazione disincentiva volutamente il lavoro frontaliero e, per chi lo accetterà (perché costretto da una situazione economica e occupazionale italiana molto negativa e precaria) la tassazione sarà nettamente superiore e chi ne guadagnerà sarà ancora Roma-ladrona.


I ristorni hanno rappresentato una risorsa importantissima per i Comuni di frontiera e voi avete volutamente previsto la fine di questo sistema che sarà (a detta anche dei sindaci interessati) un colpo basso e pesantissimo per le casse comunali: pochi credono infatti al fondo che dovrà essere creato ad hoc dal governo italiano per sostituire i fondi (decine di milioni ogni anno) che ora arrivano i modo preciso e puntuale da Berna.


Vogliamo parlare anche delle SAGL costituite da italiani frontalieri che vengono passate al setaccio per raccattare un po' di soldini anche da questi lavoratori onesti con motivazioni alquanto discutibili?


Avete volutamente distrutto un equilibrio che funzionava perfettamente ed il vostro attacco ai Comuni di frontiera e ai lavoratori frontalieri è chiaro ed evidente!


Roma si è voluta approfittare in modo rapace anche di quello che forse era l’ultimo territorio fortunato e fiorente e voi ne siete stati gli artefici e gli ideatori!


Con che coraggio ora dite di voler tutelare i diritti dei frontalieri???


È chiaro ed evidente che, siccome la tassa della salute non è stata ideata da voi che invece avete agito in modo molto più furbo e subdolo, attaccando chi non poteva avere parola ai tavoli di confronto (in quanto i nuovi frontalieri per definizione non esistevano al momento della discussione sul nuovo accordo fiscale…) ora volete ergervi a difensori dei vecchi frontalieri con il solo fine di raccogliere qualche voto!


Patto per il Nord chiama a raccolta tutti i lavoratori frontalieri e i Sindaci dei comuni di frontiera chiedendo di scendere in campo con noi per difendere i loro diritti e per dire a voce alta che i frontalieri non sono un bancomat!


Abbiamo gia attivato questa raccolta firme in tal senso e faremo altre azioni


Noi siamo il vero sindacato del Nord a difesa dei lavoratori del Nord!




lunedì 12 maggio 2025

Commercio di vicinato: orgoglio, tradizione e comunità

 

Firmerò l'articolo con il mio nome per senso di responsabilità ma tutto quello che leggerete è condiviso da tutto il "Patto peri il Nord", il Sindacato del Nord.

Uno dei punti che più ci sta a cuore è la tradizione e la cultura locale e questa si trasmette e tramanda anche attraverso il commercio di vicinato, attraverso i mercati e gli ambulanti; tutti settori in crisi per cause imputabili alle scelte nazionali (oltre che globali) che chi siede  al Governo Nazionale e nelle Giunte Regionali avvalla e incrementa da decenni.

Il commercio di vicinato sta affrontando diverse difficoltà, tra cui la concorrenza delle grandi catene, la crescente preferenza per lo shopping online e le difficoltà legate alla burocrazia. Questo ha portato a un calo del numero di esercizi commerciali e a una diminuzione delle vendite, con conseguenze negative per le comunità locali. 

La difficoltà più recente ed al momento più impattante è figlia delle scelte  anticovid del governo "legastellato": il boom del commercio online. I numeri sono piuttosto chiari in merito. Nel corso del 2023 il commercio digitale ha vissuto un vero e proprio boom: in Italia sono stati consegnati complessivamente circa 906 milioni di pacchi (una media di quindici per abitante); nella sola Lombardia, sono stati recapitati oltre 166 milioni di pacchi, equivalenti al 18,4% del totale nazionale, rendendola quindi la Regione con il maggior numero di consegne effettuate.

Ma dobbiamo parlare anche della concorrenza delle grandi catene, in cambio molte amministrazioni locali hanno favorito il fiorire di opere di urbanizzazione. Ma riguardo le scelte politiche possiamo parlare anche di burocrazia e normative, la normativa italiana per il commercio può essere complessa e difficile da gestire per i piccoli imprenditori, rendendo più difficile l'apertura e la gestione di un'attività. Possiamo aggiungere alle responsabilità dei governanti, magari in corresponsabilità con i commercianti, altri fattori quali la mancanza di giovani imprenditori che siano disposti ad aprire e gestire un negozio di vicinato, il costo degli affitti che nei centri urbani possono essere elevati, rendendo difficile per i piccoli negozi di vicinato rimanere competitivi, i costi di manutenzione e modernizzazione dei locali spesso vecchi e che necessitano di manutenzione e aggiornamenti alle leggi, che possono essere costosi se non insostenibili. 

Analizziamo un pò le conseguenze della crisi del commercio di vicinato. Oltre alla perdita di identità culturale e sociale riscontriamo una sostanziale perdita di posti di lavoro e di servizi per la popolazione e la desertificazione commerciale, con conseguenze negative per la vivibilità dei quartieri e la qualità della vita dei cittadini. La chiusura dei negozi di vicinato può inoltre rendere più difficile per le persone con problemi di mobilità o che vivono in zone periferiche accedere ai servizi essenziali. 

Considerato che quasi 26 milioni di italiani hanno perso l’accesso a uno o più servizi commerciali di base diventa tanto ovvio, quanto necessario che occorrano delle azioni mirate di cui i nostri amministratori spesso parlano ma che mai attuano, Sarà cura di "Patto per il Nord" lavorare per alcuni punti essenziali che troviamo di seguito.

Parliamo di una semplificazione della normativa per il commercio può rendere più facile l'apertura e la gestione di un'attività, incoraggiando l'imprenditoria locale. 

Parliamo di un supporto economico e finanziario alle piccole imprese, per aiutarle a sostenere i costi di gestione e a investire in innovazione e sviluppo. 

Parliamo di una promozione del commercio di vicinato quale valore aggiunto per le comunità locali, evidenziando la sua importanza per la vivibilità dei quartieri e la qualità della vita dei cittadini. 

Parliamo di incentivi fiscali, la concessione di incentivi fiscali per i negozi di vicinato può renderli più competitivi rispetto alle grandi catene. 

Parliamo di investimenti in infrastrutture, è necessario investire in infrastrutture che favoriscano la crescita del commercio di vicinato, come la realizzazione di parcheggi e di aree pedonali. 

Il nostro cuore batte per il Nord, per i suoi Cittadini, per le sue imprese, piccole o grandi che siano, ma soprattutto per la Comunità, l'Orgoglio e la Tradizione che hanno reso grandi le nostre Terre.

Giorgio Bargna, tessera 0624, Patto per il Nord


martedì 6 maggio 2025

La Regione Autonoma quale antidoto al Residuo Fiscale ed al Centralismo

 


Residuo fiscale. Un termine sconosciuto ai più. Se poniamo il quesito all'intelligenza artificiale essa ci risponde così:

<<Una regione "paga più tasse dei soldi che riceve" quando il suo residuo fiscale è positivo, ovvero quando la somma delle tasse versate allo Stato è maggiore rispetto alla spesa pubblica che riceve sotto forma di trasferimenti. Questo significa che la regione contribuisce più al bilancio dello Stato centrale di quanto ne riceve in ritorno. La Lombardia, ad esempio, ha un residuo fiscale positivo di 54 miliardi di euro, secondo un articolo di Lombardia Speciale. Questo significa che i cittadini e le imprese lombardi versano più tasse allo Stato rispetto a quanto la Regione riceve in spesa pubblica. >>

Quanto al "residuo fiscale", le regioni del Sud presentano, invece, un risultato positivo; essendo maggiormente in difficoltà economica rispetto al resto del Paese, i flussi finanziari che ricevono sono superiori alle risorse economiche che "versano" allo Stato centrale. La Campania, ad esempio, sempre nel 2019 ha registrato un “saldo” pro capite pari a +1.380 euro, la Puglia +2.440 euro, la Sicilia +2.989 euro e la Calabria +3.085 euro.

Secondo questa fonte nel 2019, ciascun abitante della Lombardia ha "alimentato" le casse pubbliche e il resto del paese 5.090 euro.

Qui leggiamo che le regioni del Nord – Lombardia e Veneto in testa – sono quelle che ricevono meno risorse: ogni anno un lombardo riceve circa 2.700 euro di spesa statale regionalizzata, un veneto 2.900, mentre un abitante del Lazio ne riceve ben 5.700.

Poi vi sono calcoli in cui appare che lo Stato elargisce in totale, in alcune occasioni, qualcosa in più alle Regioni del nord, ma dentro queste cifre rischiamo di trovare anche il pagamento delle pensioni, tanto per fare un esempio.

Certi squilibri dopo ottanta anni di Repubblica non possono più essere ne giustificati, ne sostenuti, occorre un alternativa.

L'unica che è stimolante e produttiva anche perchè concorrenziale è la costituzione in forma Autonoma di tutte le Regioni Italiane.

Vi invito a leggere qualcosa di più articolato sul tema a questo link.

L'esempio da raggiungere, da imitare è quello del Trentino Alto Adige

Si tratta di una regione a statuto speciale con una sua specifica particolarità. Le sue due province, la provincia autonoma di Trento e la provincia autonoma di Bolzano sono le uniche province italiane che godono di uno statuto di autonomia. Le due autonomie provinciali sono molto ampie e di fatto contano più della regione stessa: dallo Stato Italiano le due province autonome sono dunque considerate alla stregua di regioni. Inoltre il governo intrattiene rapporti separati con le due province: in regione infatti vi sono due Commissariati del Governo, uno a Bolzano per l'Alto Adige e uno a Trento per il Trentino.

Alle province viene assegnata una serie di competenze legislative e amministrative, che si suddividono tra primarie e secondarie rispetto a quelle esercitate dallo Stato.

Negli ambiti di competenza primaria le province possono promulgare leggi indipendentemente dalle normative nazionali:

Cultura, Apprendistato, Scuole materne, Sociale, Strade, Edilizia abitativa, Trasporti pubblici, Turismo, Artigianato, Commercio, Industria, Agricoltura, Protezione civile, Parchi naturali.

Nei settori di competenza secondaria le province devono attenersi ai principi contenuti nelle leggi statali. In sostanza le norme provinciali possono regolare solamente i dettagli di alcune materie:

Scuole, Sanità, Sport.

Immigrazione, difesa, polizia, giustizia e finanze rimangono prerogative dello Stato.

Ma quella che va sottolineata è l'Autonomia Fiscale.

Lo statuto speciale del Trentino-Alto Adige garantisce una particolare forma di autonomia alle due province autonome anche sotto il profilo fiscale. Le province trattengono per sé il 90% della maggior parte dei tributi dovuti dai contribuenti residenti per poter finanziare le numerose competenze legislative e amministrative che non vengono esercitate o finanziate dallo Stato (il sistema dell'istruzione, dalla scuola materna all'università, il settore sanitario e quello sociale, la gestione dell'intera rete delle strade statali e provinciali).

Grazie a questa forte autonomia fiscale, il Trentino-Alto Adige con circa un milione di abitanti dispone di un budget considerevole, considerando anche il fatto che la "fedeltà fiscale" è molto alta, per quanto riguarda il pagamento delle imposte gli abitanti del Trentino A.A. risultano spesso tra i più virtuosi.

Quindi l'indipendenza economica e la poca ingerenza centralista rendono questa landa uno tra i piu' felici, sviluppati e ricchi territori al mondo, dove non credo proprio si debba attendere una decina di mesi per una visita specialistica.

Questo modello è ciò che ogni Regione italiana dovrebbe essere, ed a lungo termine è proprio ad alcune popolazioni del Sud che lo temono che più gioverebbe non dovendo più economicamente chinarsi allo Stato Centrale ed ai poteri economici ad esso associabili.



MILANO - MEDA: no alla trasformazione della Tratta B2 in autostrada a pagamento

  In qualità di Segretario Provinciale su Como ribadisco personalmente il pensiero del nostro Movimento Federale. Patto per il Nord ritiene ...